Radicali

Algebra · numeri reali

Un percorso interattivo sui radicali

Cinque capitoli che partono dall'idea di radice n-esima e arrivano alle potenze a esponente razionale e alle prime espressioni irrazionali. Ogni capitolo è organizzato in quattro momenti: la teoria essenziale in schede richiudibili, una simulazione da esplorare muovendo i cursori, gli esercizi guidati svolti passo per passo e un quiz a risposta chiusa con correzione immediata.

TeoriaSimulazioni interattiveEsercizi guidatiQuiz con feedbackFunziona anche da mobile
Il percorso

Come usare l'app

  1. Leggi la teoria. Apri le schede una alla volta: definizioni, formule ed esempi svolti.
  2. Esplora la simulazione. Muovi i cursori o cambia i valori: espressioni e grafici si aggiornano subito, con la conferma numerica del risultato.
  3. Segui gli esercizi guidati. Prova da solo, poi rivela un passaggio alla volta e confronta il tuo svolgimento.
  4. Mettiti alla prova col quiz. Ogni risposta riceve subito correzione e spiegazione, con il punteggio che si aggiorna.

Suggerimento: tieni carta e penna accanto e usa le simulazioni per controllare i tuoi risultati.

Radici ed esistenza

Che cos'è la radice n-esima di un numero, quando esiste tra i numeri reali e perché √(a²) non è sempre a.

Radice n-esima: definizione

La radice n-esima di un numero a è quel numero b che, elevato alla n, dà a:

na = b  ⇔  bn = a

Nel simbolo na il numero n (intero, n ≥ 2) è l'indice, mentre a è il radicando. Per l'indice 2 si parla di radice quadrata e l'indice si sottintende: a. Per l'indice 3 si parla di radice cubica.

9 = 3     38 = 2     3−8 = −2
Condizioni di esistenza

Che una radice esista tra i numeri reali dipende dalla parità dell'indice.

IndiceRadicandoRisultatoEsempio
pari (2, 4, 6…)deve essere a ≥ 0un solo valore, non negativo16 = 4
dispari (3, 5…)qualsiasi a ∈ ℝstesso segno del radicando3−27 = −3
Con indice pari e radicando negativo la radice non esiste nei reali: non c'è nessun numero reale che elevato a un esponente pari dia un numero negativo. Ad esempio −4 non esiste in ℝ.
La radice quadrata di un numero positivo indica solo il valore non negativo (radice aritmetica): √25 = 5, non ±5. Il doppio segno compare quando risolviamo x² = 25 → x = ±5, che è un'altra cosa.
Radice quadrata e valore assoluto

Un errore frequente è scrivere √(a²) = a. È vero solo se a ≥ 0. In generale la radice quadrata restituisce un valore non negativo, quindi:

a2 = |a|
(−5)2 = 25 = 5 = |−5|

Più in generale, per un indice pari nan = |a|; per un indice dispari nan = a.

Significato geometrico

La radice quadrata e la radice cubica hanno un'immagine geometrica immediata:

  • a è la lunghezza del lato di un quadrato che ha area a;
  • 3a è la lunghezza dello spigolo di un cubo che ha volume a.

Un quadrato di area 9 ha lato √9 = 3; un cubo di volume 8 ha spigolo ∛8 = 2.

I radicali e i numeri irrazionali

Molte radici non danno un numero «tondo». √2 non è nessuna frazione: è un numero irrazionale, con sviluppo decimale illimitato e non periodico.

2 = 1,414213…     35 = 1,709975…
Proprio perché il valore decimale è approssimato, in matematica si preferisce lasciare il radicale nella forma esatta (per esempio 3√2) invece di sostituirlo con un decimale arrotondato.

Proprietà e semplificazione

La proprietà invariantiva permette di cambiare indice senza cambiare valore: da qui la semplificazione, la riduzione allo stesso indice e il confronto tra radicali.

La proprietà invariantiva

Moltiplicando (o dividendo) indice ed esponente del radicando per lo stesso numero k, il valore del radicale non cambia (con a ≥ 0):

nam = n·kam·k

Il motivo è che entrambi valgono la stessa potenza a esponente frazionario: am/n. Moltiplicare sopra e sotto per k non cambia la frazione m/n.

3 = 432 = 633 = 49
Semplificare un radicale

Semplificare significa applicare l'invariantiva al contrario: si dividono indice ed esponente per un loro divisore comune, ottenendo un radicale più semplice ma con lo stesso valore.

6a4 = 3a2 indice ed esponente divisi per 2
Quando dalla semplificazione un indice pari diventa dispari e il radicando può essere negativo, occorre il valore assoluto: 4a2 = |a|. Nel seguito, salvo avviso, supponiamo i radicandi non negativi.
Riduzione allo stesso indice

Per confrontare o moltiplicare radicali con indici diversi conviene portarli allo stesso indice, scelto come minimo comune multiplo (m.c.m.) degli indici, usando la proprietà invariantiva.

a , 3b  →  indice 6  →  6a3 , 6b2
Confronto tra radicali

Ridotti allo stesso indice, tra due radicali è maggiore quello con il radicando maggiore.

3 ? 35  →  627 ? 625  →  3 > 35
27 > 25, quindi √3 > ∛5. La simulazione qui sotto fa esattamente questo confronto per i valori che scegli tu.

Operazioni con i radicali

Prodotto e quoziente, trasporto dentro e fuori dal segno di radice, potenza e radice di un radicale, somma di radicali simili.

Prodotto e quoziente

Con lo stesso indice, prodotto e quoziente si fanno sui radicandi:

na · nb = na·b     nanb = na/b

Con indici diversi si riduce prima allo stesso indice. Esempio: √3 · √12 = √36 = 6.

Trasporto fuori dal segno di radice

Se un fattore del radicando ha esponente maggiore o uguale all'indice, può uscire dalla radice (con a ≥ 0):

nan·b = a · nb

In pratica si scompone il radicando cercando le potenze n-esime:

72 = 36·2 = 62     354 = 327·2 = 332
Trasporto dentro il segno di radice

L'operazione inversa: un fattore a ≥ 0 davanti alla radice entra elevato all'indice.

a · nb = nan·b
23 = 22·3 = 12
Potenza e radice di un radicale

Per elevare un radicale a potenza si eleva il radicando; per fare la radice di un radicale si moltiplicano gli indici:

(na)p = nap     mna = m·na
(2)3 = 8 = 22     364 = 664 = 2
Somma algebrica: radicali simili

Due radicali sono simili se, dopo la semplificazione, hanno stesso indice e stesso radicando. Solo i radicali simili si possono sommare, raccogliendo la parte radicale (come si fa con i monomi simili):

ak + bk = (a+b)k
8 + 2 = 22 + 2 = 32
√2 + √3 non si può semplificare: i radicandi sono diversi, i radicali non sono simili.

Razionalizzazione del denominatore

Trasformare una frazione con radicali al denominatore in una equivalente senza radicali sotto la linea, senza cambiarne il valore.

Che cosa significa razionalizzare

Razionalizzare il denominatore vuol dire riscrivere la frazione in modo che al denominatore non compaiano più radicali. Il trucco è sempre lo stesso: moltiplicare numeratore e denominatore per uno stesso fattore (cioè per una frazione che vale 1), scelto in modo da eliminare la radice sotto.

Moltiplicare sopra e sotto per la stessa quantità non cambia il valore della frazione: cambia solo la forma, rendendola più comoda per i calcoli e i confronti.
Denominatore con una sola radice

Se al denominatore c'è √a, si moltiplica sopra e sotto per √a:

ka = aa·a = kaa

Per una radice n-esima nam (con m < n) si moltiplica per nan−m, così sotto gli esponenti arrivano a n:

132 = 322323 = 342
Denominatore binomio: il coniugio

Se al denominatore c'è una somma o differenza con radici quadrate, si moltiplica per il coniugato (la stessa espressione col segno centrale cambiato), sfruttando il prodotto notevole (x+y)(x−y) = x² − y²:

ka + b = k(ab)a − b
132 = 3 + 23 − 2 = 3 + 2
Il coniugato di p + √a è p − √a: il prodotto dà p² − a, senza radici.

Esponenti razionali ed espressioni irrazionali

I radicali come potenze a esponente frazionario, le proprietà delle potenze estese ai razionali e un primo sguardo alle equazioni irrazionali.

Potenze a esponente razionale

Per una base a > 0 si definisce la potenza a esponente frazionario proprio a partire dal radicale:

am/n = nam = (na)m

In particolare a1/n = na e, per l'esponente negativo, a−m/n = 1 / am/n.

82/3 = 382 = 364 = 4 = (38)2 = 22 = 4
Le proprietà delle potenze (estese ai razionali)

Con basi positive, le solite proprietà delle potenze valgono anche con esponenti frazionari:

ap·aq = ap+q    apaq = ap−q    (ap)q = ap·q    (a·b)p = ap·bp
Trasformare i radicali in potenze frazionarie è spesso la via più rapida per semplificare espressioni complicate: si applicano le proprietà delle potenze e poi si torna al radicale.
Dai radicali alle potenze e viceversa

Un esempio tipico: il prodotto di due radici della stessa base con indici diversi.

a·3a = a1/2·a1/3 = a1/2+1/3 = a5/6 = 6a5

Senza le potenze frazionarie servirebbe la riduzione allo stesso indice; con le potenze basta sommare gli esponenti 1/2 + 1/3 = 5/6.

Cenni sulle equazioni irrazionali

Un'equazione è irrazionale quando l'incognita compare sotto radice. Per il caso base √(f(x)) = g(x) si procede così:

  1. si pongono le condizioni: f(x) ≥ 0 e g(x) ≥ 0 (una radice quadrata non può essere negativa);
  2. si elevano al quadrato i due membri: f(x) = g(x)²;
  3. si risolve e si verificano le soluzioni nelle condizioni.
2x+1 = 3  →  2x+1 = 9  →  x = 4 verifica: √(2·4+1)=√9=3 ✓
Elevando al quadrato possono comparire soluzioni non accettabili: la verifica finale non è facoltativa.